
MATERIALI E METODI
Metodo Elisa
Nel quadro delle nostre nuove politiche di qualità nonchè di soddisfazione continua dei nostri clienti, l’Allergoline Biotech & Research, ha deciso avviare la commercializzazione di un nuovo kit diagnostico per la determinazione delle intolleranze alimentari con metodica ELISA su piastre da 96/182 alimenti. Il test può essere interamente effettuato all’interno dei centri di analisi e si propone di offrire una risposta precisa alle numerose richieste di test affidabili e ripetibili pervenuteci da molteplici realtà sanitarie.Continua...
Metodo Citotossico
Il test viene effettuato su un campione di sangue di soggetti preferibilmente a digiuno. Il prelievo venoso deve essere di circa 4,5-5 cc. I campioni fortemente lipemici od emolizzati devono essere scartati. Nei soggetti sottoposti a terapia cortisonica o antistaminica, si consiglia di sospendere tale trattamento almeno 5 giorni prima dell'esecuzione del prelievo. Il campione deve essere messo in una provetta contenente lo 0,5 ml di Sodio Citrato al 3,8% (4,5 cc di sangue+0,5 ml citrato).Continua...
Software
La divisione Software ha prodotto anche un programma per la gestione pazienti che hanno fatto il test per le intolleranze. Tale strumento consente al medico o al nutrizionista la gestione completa del paziente dall’anamnesi all’applicazione della dieta personalizzata ...
Prosegue ...
INTOLLERANZE ALIMENTARI:
IMPARIAMO A CONOSCERLE PER SAPERLE AFFRONTARE
Allergie e intolleranze sono entrambe espressione della reattività e quindi
del funzionamento del sistema immunitario. Talvolta sfumano l’una nell’altra
e si influenzano a vicenda ma presentano in ogni caso differenze evidenti.
Parlare di allergia significa parlare di una risposta immediata
all’ingestione anche di piccole quantità di un determinato alimento o gruppo
di alimenti,che si manifesta entro pochi minuti (da 2-3 minuti a 30-120
minuti) e che mette in azione il nostro sistema immunitario (è quindi mediata
immunologicamente).
L'intolleranza alimentare invece agisce in relazione alla
quantità di alimenti non tollerati ingeriti e con un fenomeno di accumulo di
cosiddette "tossine" nell'organismo; tale fenomeno determina l'insorgere di
sintomi spesso sovrapponibili a quelli delle allergie, ma che se ne
differenziano in quanto non interessano il sistema immunitario (non
determinano la produzione di immunoglobuline); proprio per questo tali
sostanze sfuggono ai comuni test allergologici (prick, patch, rast) ma sono
rintracciabili mediante diversi tipi di metodiche, definite “non
convenzionali”, che si sono evolute negli ultimi anni tra cui il test
leuco-citotossico Allergoline.
D'altra parte non è facile scoprire l'alimento
tramite il comune buon perché l'effetto dell'intolleranza non è immediato
(come lo è invece per le allergie), si accumula nel tempo, e non è facilmente
ricollegabile al cibo che la determina.
Il quadro delle possibili manifestazioni sintomatologiche, legate alla
presenza di intolleranze alimentari, è più che mai polimorfo: svariati sono i
sintomi, anche cronici, e le molteplici problematiche di difficile
risoluzione correlate a tale fenomeno tanto che qualsiasi organo o apparato
può essere coinvolto:
Cefalee, emicranie, nevralgie ,asma, rinite, eczemi,dermatiti, orticaria,
psoriasi, acne, sovrappeso, obesità, cellulite, coliti, colon irritabile,
meteorismo, costipazione, diarrea, dismetabolismi, diabete, micosi, candida,
dismenorree, disturbi del ciclo, perdite vaginali, disturbi del
comportamento, dell'attenzione, astenia cronica, depressione, labilità d'umore, vertigini, insonnia, agitazione notturna.
La lista è in realtà più lunga, poiché nessun organo è immune dai danni
provocati da una ipersensibilità di questo tipo.
Una volta individuato l’alimento o gli alimenti non tollerati, è necessario
un periodo di rigorosa astinenza (almeno 1-2 mesi) dall’assunzione sia di
questi cibi sia di alimenti che possono generare reazioni crociate (quelli
della stessa famiglia biologica); questo approccio dietetico permette
inizialmente all’organismo di disintossicarsi per poi procedere ad una
reintroduzione graduale volta a renderlo nuovamente tollerante alla loro
assunzione; però, affinché l’applicazione del test sia corretta ed efficace,
occorre l’ausilio e il parere di una figura professionale competente (come lo è il nutrizionista) capace di attuare un approccio il più possibile plasmato
sulla singola persona, in grado cioè di modulare l’astinenza agli alimenti
incriminati e la loro successiva reintroduzione a seconda del caso e delle
eventuali reazioni che la persona può presentare nel momento in cui il suo
organismo rientra in contatto con queste sostanze.
In questo caso è il terapista che gioco un ruolo fondamentale nel far sì che la persona tragga i migliori benefici da un percorso che , se ben
impostato, può arrivare a risolvere o quantomeno migliorare persistenti e
comuni disagi che influenzano la qualità di vita di ciascuno di noi.